Dopo le ultime violazioni russe dello spazio aereo lituano, verso le quali si era mostrato estremamente prudente, il presidente Gitanas Nausėda ha deciso di correre ai ripari sul fronte della difesa e ha annunciato l’invio in Lituania di un nuovo contingente di militari statunitensi. Ringraziando Donald Trump, presidente degli Stati Uniti d’America, Nausėda ha scritto su X come i militari sarebbero già in viaggio verso Vilnius.
Per la Lituania, la presenza militare statunitense rappresenta un elemento centrale della strategia di deterrenza nei confronti delle minacce provenienti dal fianco orientale della NATO. La presenza delle forze alleate sul confine con la Russia a ovest – dove si trova l’exclave di Kaliningrad – e la Bielorussia, stretto alleato di Mosca, a est, risulta una componente essenziale della sicurezza del Paese baltico.
“La presenza militare statunitense in Lituania è una componente indispensabile della nostra deterrenza e della nostra difesa collettiva”, ha dichiarato Nausėda, che è giunto alla decisione di contattare Trump nel momento di maggior ridefinizione della presenza militare statunitense in Europa degli ultimi anni.
Washington sta infatti procedendo al ritiro di migliaia di soldati dalle proprie basi europee, con l’obiettivo dichiarato dall’amministrazione Trump di aumentare il contributo degli alleati europei alla propria difesa. A giugno, le autorità lituane avevano reso noto che gli Stati Uniti stavano valutando il futuro della loro presenza militare nel Paese, alimentando interrogativi sulla possibilità che le truppe rientrate oltre oceano venissero sostituite.
Non è ancora chiaro quanti militari arriveranno con la nuova rotazione. Dal 2019, gli Stati Uniti hanno generalmente mantenuto in Lituania un battaglione corazzato composto da circa 1.000 soldati. Il ministro degli Esteri lituano Kęstutis Budrys ha parlato di un ritorno della presenza americana “a numeri elevati, essendo il Paese un partner forte e affidabile dell’alleanza”, ma non ha fornito cifre precise.
La notizia è stata accolta con attenzione anche negli altri Paesi baltici. Il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna ha dichiarato che gli Stati Uniti manterranno la propria presenza militare anche in Estonia. Secondo Tsahkna, la decisione rappresenta “un forte segnale dell’unità degli Alleati” e un elemento importante per la deterrenza e la difesa del fianco orientale della NATO.
L’Estonia, come Lituania e Lettonia, considera infatti la deterrenza della NATO una priorità strategica. Il Paese sta contemporaneamente aumentando il proprio contributo nazionale alla difesa: secondo Tsahkna, nel 2026 Tallinn destinerà oltre il 5% del proprio prodotto interno lordo alla spesa militare.
La nuova rotazione statunitense non risolve, tuttavia, l’incertezza più ampia sul futuro della presenza militare di Washington in Europa. A un primo sguardo, pare siano stati gli investimenti nella NATO dei Paesi baltici a convincere Trump a mantenere le proprie forze militari nella regione, investimenti a cui altri Paesi europei non si avvicinano nemmeno.
Se all’interno della NATO non si troverà un compromesso che assicuri una presenza dell’esercito statunitense sufficiente a garantire sicurezza all’intera Europa e Trump proseguirà nella sua strategia di ridimensionamento militare nel vecchio continente, non potranno esserci altre soluzioni se non quella dell’Unione europea di farsi carico dell’impegno e di costruire una propria politica di difesa comune.
Il rafforzamento delle capacità militari nazionali e degli strumenti comuni di difesa è diventato infatti sempre più strettamente legato alla sicurezza europea, soprattutto per i Paesi situati sul fianco orientale, come dimostrato dalle minacce ibride provenienti dalla Russia non solo nei Paesi baltici ma sempre più di frequente anche in Romania e Bulgaria.

